About this Event
X DI XYLELLA, BIBBIA E ALBERI SACRI
X di Xylella, Bibbia e Alberi Sacri è un’opera che intreccia mito, cronaca e rito per interrogare il rapporto profondo e contraddittorio tra l’essere umano, la natura e il sacro. Al centro della scena c’è la ferita aperta del paesaggio salentino, devastato dall’epidemia di Xylella, che diventa simbolo di una crisi più ampia: ecologica, culturale e spirituale. Attraverso una scrittura frammentata e polifonica, lo spettacolo dà voce ad alberi millenari, figure bibliche, testimoni contemporanei e presenze archetipiche. X è il marchio di una condanna e, allo stesso tempo, l’apertura di una domanda radicale sul nostro modo di abitare il mondo.
Una produzione Koreja
in collaborazione con Potenziali Evocati Multimediali
Con Chiara Dello Iacovo, Luna Maggio, Emanuela Pisicchio, Kyara Russo, Maria Tucci, Andjelka Vulic
Regia: Gabriele Vacis
Scenofonia: Roberto Tarasco
Assistente alla regia: Lucia Raffaella Mariani
Drammaturgia: Lucia Raffaella Mariani, Letizia Russo e Gabriele Vacis
Cura dei cori: Enrica Rebaudo
Costumi: Lilian Indraccolo
Consulenza e coordinamento artistico: Salvatore Tramacere
Tecnica: Alessandro Cardinale, Mario Daniele
Organizzazione e tournée: Silvana Pollice
Foto: Antonio Giannuzzi - Archivio Koreja
Si ringrazia Stefano Martella
Presentazione del Festival
Dedicato al tema della dignità, il Festival della Sapienza mira a valorizzare la riflessione e la creatività artistica che lo indagano e a promuovere la partecipazione attiva della società civile, nell’ambito delle iniziative di Terza missione e Public Engagement sviluppate dall’Ateneo e destinate anche a un pubblico esterno non accademico. L'impegno per la giustizia sociale vive anche della sensibilizzazione culturale per sfide epocali quali la salute, il benessere e la qualità della vita, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili, la sostenibilità ambientale e climatica, l’accessibilità alle nuove tecnologie.
In continuità con la scorsa edizione, il Festival propone una riflessione sulla dignità come valore universale, fondamento del rispetto di ogni persona, della sua integrità, della sua libertà e del suo irriducibile valore. Se nel 2025 la dignità si presentava come una dimensione inquieta, fragile e continuamente esposta al rischio della negazione, l’edizione 2026 invita a darle corpo.
Nessun valore vive davvero finché rimane soltanto enunciato. La dignità prende corpo nella responsabilità della relazione.
Per questo il teatro è il linguaggio del Festival: non rappresenta la dignità ma la mette alla prova in un tempo e in uno spazio condiviso da persone che accettano di esporsi reciprocamente attraverso corpi, parole, silenzi e sguardi.
Per la durata di quell’incontro, la dignità cessa di essere un’idea da affermare e diventa una pratica vissuta, affidata alla responsabilità del riconoscimento reciproco.
Dare corpo alla dignità significa creare le condizioni perché possa darsi una forma di relazione capace di riconoscere l’altro nella sua irriducibile dignità.
Il teatro custodisce questa possibilità, poiché la relazione è la condizione stessa della sua esistenza.
Con una programmazione che intreccia spettacoli dal vivo, laboratori, incontri e momenti di dialogo, il Festival invita a confrontarsi con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: l’invecchiamento e le malattie neurodegenerative, il rapporto tra essere umano e ambiente, la violenza, il carcere, le migrazioni, le guerre, le disuguaglianze economiche e sociali, l’impegno civile delle donne, l’inclusione delle persone più fragili e le trasformazioni del presente osservate anche attraverso lo sguardo dei bambini e delle nuove generazioni
Event venue & nearby stays
Teatro Ateneo - Sapienza Università di Roma, 5 Piazzale Aldo Moro, Roma, Italy