About this Event
Luogo Evento: Ex Dopolavoro - Aula EP01L007 primo piano
Malanova
Cosa è una malanova? È una cattiva notizia. Qualcosa che avresti voluto non sapere. Chi è Malanova?
Una ragazzina. La sua storia ce la racconta un giovane uomo, Salvatore, che ricorda di averle voluto bene, di averla desiderata e di averla ritrovata dentro ad una storia di violenza sconvolgente.
Malanova è il tentativo fatto a quattro mani da due autori teatrali, un uomo e una donna, che hanno deciso di non nascondere mai la propria stessa fragilità, perfettamente in accordo nel voler trasformare la retorica della denuncia in una indagine al maschile, un'esplorazione edipica sulla responsabilità, sulla convivenza e sull'essere coinvolti, come esseri umani, in una trama di fondo che ci rende tutti ugualmente responsabili delle vite degli altri.
Una produzione Sciara Progetti APS – ETS
e Teatro Verdi di Fiorenzuola d'Arda
Tratta dal libro Malanova di Anna Maria Scarfò e Cristina Zagaria
Con Ture Magro
Scritto da Ture Magro e Flavia Gallo
Scena e Luci: Lucio Diana
Presentazione del Festival
Dedicato al tema della dignità, il Festival della Sapienza mira a valorizzare la riflessione e la creatività artistica che lo indagano e a promuovere la partecipazione attiva della società civile, nell'ambito delle iniziative di Terza missione e Public Engagement sviluppate dall'Ateneo e destinate anche a un pubblico esterno non accademico. L'impegno per la giustizia sociale vive anche della sensibilizzazione culturale per sfide epocali quali la salute, il benessere e la qualità della vita, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili, la sostenibilità ambientale e climatica, l'accessibilità alle nuove tecnologie.
In continuità con la scorsa edizione, il Festival propone una riflessione sulla dignità come valore universale, fondamento del rispetto di ogni persona, della sua integrità, della sua libertà e del suo irriducibile valore. Se nel 2025 la dignità si presentava come una dimensione inquieta, fragile e continuamente esposta al rischio della negazione, l'edizione 2026 invita a darle corpo.
Nessun valore vive davvero finché rimane soltanto enunciato. La dignità prende corpo nella responsabilità della relazione.
Per questo il teatro è il linguaggio del Festival: non rappresenta la dignità ma la mette alla prova in un tempo e in uno spazio condiviso da persone che accettano di esporsi reciprocamente attraverso corpi, parole, silenzi e sguardi.
Per la durata di quell'incontro, la dignità cessa di essere un'idea da affermare e diventa una pratica vissuta, affidata alla responsabilità del riconoscimento reciproco.
Dare corpo alla dignità significa creare le condizioni perché possa darsi una forma di relazione capace di riconoscere l'altro nella sua irriducibile dignità.
Il teatro custodisce questa possibilità, poiché la relazione è la condizione stessa della sua esistenza.
Con una programmazione che intreccia spettacoli dal vivo, laboratori, incontri e momenti di dialogo, il Festival invita a confrontarsi con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: l'invecchiamento e le malattie neurodegenerative, il rapporto tra essere umano e ambiente, la violenza, il carcere, le migrazioni, le guerre, le disuguaglianze economiche e sociali, l'impegno civile delle donne, l'inclusione delle persone più fragili e le trasformazioni del presente osservate anche attraverso lo sguardo dei bambini e delle nuove generazioni
Event venue & nearby stays
Sapienza Università di Roma, 5 Piazzale Aldo Moro, Roma, Italy