About this Event
Luogo Evento: Ex Dopolavoro - Aula EP01L007, primo piano
PLUTO O IL DONO DELLA FINE DEL MONDO
E se fossimo tutti ricchi e liberi dall'obbligo di lavorare? In Pluto, Aristofane immagina questa utopia: il dio cieco della ricchezza viene curato da Cremilo affinché il denaro sia distribuito ai giusti e non ai corrotti, anzi il denaro sarà per tutti e tutti saranno ricchi senza limiti. Ad opporsi è Povertà, che difende il bisogno come motore dell'impegno umano. Se Pluto incarna un comunismo ideale e Povertà il volto del capitalismo, il Gruppo della Creta segue le orme di Aristofane e si distanzia da entrambe le ipotesi politiche. Con ironia e critica, lo spettacolo esplora la crisi di tutte le ideologie, cercando una via nuova. Perché l'umanità sbaglia, ma sbaglia sempre meglio.
Una coproduzione Gruppo della Creta e Cadellino Srl
con il sostegno del Ministero della Cultura
Di Anton Giulio Calenda e Valeria Chimenti
Tratto dal Pluto di Aristofane
Regia: Alessandro Di Murro
Con Matteo Baronchelli, Alessandro Di Murro, Alessio Esposito, Amedeo Monda, Laura Pannia
Musiche originali di Amedeo Monda
Disegno luci: Matteo Ziglio
Costumi: Giulia Barcaroli
Assistente alla regia: Rebecca Righetti
Presentazione del Festival
Dedicato al tema della dignità, il Festival della Sapienza mira a valorizzare la riflessione e la creatività artistica che lo indagano e a promuovere la partecipazione attiva della società civile, nell'ambito delle iniziative di Terza missione e Public Engagement sviluppate dall'Ateneo e destinate anche a un pubblico esterno non accademico. L'impegno per la giustizia sociale vive anche della sensibilizzazione culturale per sfide epocali quali la salute, il benessere e la qualità della vita, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili, la sostenibilità ambientale e climatica, l'accessibilità alle nuove tecnologie.
In continuità con la scorsa edizione, il Festival propone una riflessione sulla dignità come valore universale, fondamento del rispetto di ogni persona, della sua integrità, della sua libertà e del suo irriducibile valore. Se nel 2025 la dignità si presentava come una dimensione inquieta, fragile e continuamente esposta al rischio della negazione, l'edizione 2026 invita a darle corpo.
Nessun valore vive davvero finché rimane soltanto enunciato. La dignità prende corpo nella responsabilità della relazione.
Per questo il teatro è il linguaggio del Festival: non rappresenta la dignità ma la mette alla prova in un tempo e in uno spazio condiviso da persone che accettano di esporsi reciprocamente attraverso corpi, parole, silenzi e sguardi.
Per la durata di quell'incontro, la dignità cessa di essere un'idea da affermare e diventa una pratica vissuta, affidata alla responsabilità del riconoscimento reciproco.
Dare corpo alla dignità significa creare le condizioni perché possa darsi una forma di relazione capace di riconoscere l'altro nella sua irriducibile dignità.
Il teatro custodisce questa possibilità, poiché la relazione è la condizione stessa della sua esistenza.
Con una programmazione che intreccia spettacoli dal vivo, laboratori, incontri e momenti di dialogo, il Festival invita a confrontarsi con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: l'invecchiamento e le malattie neurodegenerative, il rapporto tra essere umano e ambiente, la violenza, il carcere, le migrazioni, le guerre, le disuguaglianze economiche e sociali, l'impegno civile delle donne, l'inclusione delle persone più fragili e le trasformazioni del presente osservate anche attraverso lo sguardo dei bambini e delle nuove generazioni
Event venue & nearby stays
Sapienza Università di Roma, 5 Piazzale Aldo Moro, Roma, Italy