About this Event
LA FUTURA CLASSE DIRIGENTE
La futura classe dirigente prende parola dalle voci autentiche dei bambini e delle bambine di oggi, trasformandole in riflessione poetica sul futuro, sul potere e sulla cura del mondo. Uno spettacolo che intreccia ironia, immaginazione e responsabilità generazionale. Questa futura classe dirigente, oggi ignara del collasso globale, esprime la propria sapienza interiore su ecologia, genere e potere. Il testo unisce interviste reali a interventi autoriali. In scena, quattro performer adulti diventano portavoce di questi pensieri in una cornice da conferenza internazionale. L'opera si rivela così un profondo atto d'amore che interroga la responsabilità degli adulti.
Una produzione Cranpi
369gradi, La Corte Ospitale
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t, Humus artistə nel terriorio/IAC Centro Arti Integrate, Teatro Biblioteca Quarticciolo
con il sostegno di ATCL Circuito multidisciplinare della Regione Lazio
Drammaturgia e regia: Caterina Marino
Con Federico Brugnone, Sara Mafodda, Caterina Marino, Daniele Paoloni
Aiuto regia: Marco Fasciana
Foto di scena: Manuela Giusto
Ufficio stampa: Antonella Mucciaccio
Grazie ad Accademia italiana
Presentazione del Festival
Dedicato al tema della dignità, il Festival della Sapienza mira a valorizzare la riflessione e la creatività artistica che lo indagano e a promuovere la partecipazione attiva della società civile, nell’ambito delle iniziative di Terza missione e Public Engagement sviluppate dall’Ateneo e destinate anche a un pubblico esterno non accademico. L'impegno per la giustizia sociale vive anche della sensibilizzazione culturale per sfide epocali quali la salute, il benessere e la qualità della vita, con particolare attenzione alle categorie vulnerabili, la sostenibilità ambientale e climatica, l’accessibilità alle nuove tecnologie.
In continuità con la scorsa edizione, il Festival propone una riflessione sulla dignità come valore universale, fondamento del rispetto di ogni persona, della sua integrità, della sua libertà e del suo irriducibile valore. Se nel 2025 la dignità si presentava come una dimensione inquieta, fragile e continuamente esposta al rischio della negazione, l’edizione 2026 invita a darle corpo.
Nessun valore vive davvero finché rimane soltanto enunciato. La dignità prende corpo nella responsabilità della relazione.
Per questo il teatro è il linguaggio del Festival: non rappresenta la dignità ma la mette alla prova in un tempo e in uno spazio condiviso da persone che accettano di esporsi reciprocamente attraverso corpi, parole, silenzi e sguardi.
Per la durata di quell’incontro, la dignità cessa di essere un’idea da affermare e diventa una pratica vissuta, affidata alla responsabilità del riconoscimento reciproco.
Dare corpo alla dignità significa creare le condizioni perché possa darsi una forma di relazione capace di riconoscere l’altro nella sua irriducibile dignità.
Il teatro custodisce questa possibilità, poiché la relazione è la condizione stessa della sua esistenza.
Con una programmazione che intreccia spettacoli dal vivo, laboratori, incontri e momenti di dialogo, il Festival invita a confrontarsi con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: l’invecchiamento e le malattie neurodegenerative, il rapporto tra essere umano e ambiente, la violenza, il carcere, le migrazioni, le guerre, le disuguaglianze economiche e sociali, l’impegno civile delle donne, l’inclusione delle persone più fragili e le trasformazioni del presente osservate anche attraverso lo sguardo dei bambini e delle nuove generazioni
Event venue & nearby stays
Teatro Ateneo - Sapienza Università di Roma, 5 Piazzale Aldo Moro, Roma, Italy