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In ambito buddhista, la sofferenza che pervade l’esperienza deriva da una percezione errata della natura della mente e dei fenomeni, a partire dal senso di sé, vissuto come un’entità autonoma, indipendente da fattori esterni e interni e dotata di un’esistenza intrinseca. La sofferenza e la ciclicità delle esperienze, compreso il ciclo di morti e rinascite, il saṃsāra, hanno dunque origine in una percezione errata. Da questa percezione erronea, che il Buddha definisce “ignoranza” (tib. ma rig pa), derivano le afflizioni emotive fondamentali. Su di esse si sviluppano concettualizzazioni, ulteriori emotività distorte e percezioni illusorie, che caratterizzano il continuum cosciente dell’individuo e lo costringono all’inconsapevolezza. Nel corso dei secoli, gli insegnamenti del Buddha sono stati approfonditi ed elaborati dalle diverse tradizioni nate in vari paesi dell’Asia. In Tibet, queste istruzioni comprendono insegnamenti di ambito cosiddetto non esoterico, legati ai sūtra, e di ambito esoterico, legati agli insegnamenti tantrici.I tre testi presentati nel volume La trasmissione orale di Mañjuśrī. Mahāmudrā, Chod e Lama Chopa nella tradizione dei Dalai Lama affrontano il percorso verso la liberazione attraverso entrambi gli approcci in seno alla tradizione Gelug, la tradizione, appunto, dei Dalai Lama: un’introduzione diretta alla natura della mente, attraverso le esperienze della calma dimorante e della visione profonda (Mahāmudrā); la recisione dei demoni della percezione distorta e delle emozioni afflittive, attraverso un percorso tantrico che prevede la frequentazione, da parte dell’adepto, di luoghi ed esseri oscuri e minacciosi (Chod); la revisione degli stadi del Sentiero legato ai sūtra e ai tantra mediante un rapporto di devozione verso il guru, visualizzato ed esperito quale fonte di tutte le realizzazioni (Lama Chopa).
Filippo Lunardo è ricercatore presso il Dipartimento di Studi Orientali dell’Università Sapienza di Roma e membro dell’Associazione di studi tibetologici, himalayani e mongolistici (aisthim). Specializzato in Filosofia buddhista e in Storia dell’arte del Tibet, è allievo dei maestri della tradizione tibetana Gelug, Geshe Sonam Changchub e Lama Lobsang Sanghye, e insegnante di Dharma da oltre vent’anni.
Gianluca Pistilli, è redattore della Casa editrice Astrolabio-Ubaldini e ha curato l’editing del volume. È laureato in Lingue e Civiltà Orientali e in Teologia Biblica.
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