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Il tema è: L’inconscio climatico, tra negazionismo e catastrofismo ecologico – con Cosimo Schinaia“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”
Italo Calvino, Le città invisibili
L’etica ecologica e le ricerche scientifiche sull’ambiente ci dicono che ci sono buone ragioni per essere allarmati. La velocità dei cambiamenti prodotti dall’attività umana ci sta progressivamente privando del pianeta che conoscevamo. Possiamo decisamente affermare che oggi sia l’impermanenza la caratteristica principale del ciclo della natura. La natura che era stata rimossa, considerandola come una “cosa” infinitamente a nostra disposizione, si ripresenta con caratteristiche dinamicamente invasive. L’ambiente perturbato e perturbante si presenta come altro da noi, in una sorta di emergenza continua.
Il cambiamento climatico, però, è più di una questione tecnica. Di fronte alla perdita del mondo al quale eravamo abituati mettiamo in atto difese individuali e collettive: dalla negazione al diniego – quel sapere e insieme non sapere espresso dalla formula «Lo so che…, ma comunque» – fino al negazionismo, che può trasformarsi in costruzione ideologica e manipolazione della realtà.
Ma c’è un rischio opposto. Trasformare gli allarmi ambientali in una rappresentazione apocalittica può alimentare disperazione e smarrimento, fino alla paralisi emotiva e alla convinzione fatalista che qualsiasi azione sia ormai inutile. Come navigare allora tra la Scilla dell’ottimismo negazionista e la Cariddi del pessimismo catastrofista? Come riconoscere la gravità della crisi ecologica senza difendersene attraverso la negazione e senza, all’opposto, trasformarne la consapevolezza in catastrofismo paralizzante?
La crisi ecologica, del resto, non accade soltanto fuori di noi. Siamo circondati dall’ambiente, lo respiriamo e ne dipendiamo, ma nello stesso tempo lo portiamo dentro: nei sogni, nelle paure, nei conflitti, nel modo in cui immaginiamo il futuro. Si tratta allora di evitare di avallare una visione chiusa del futuro e, invece, dare uno spazio anche visionario ai futuri possibili, proponendo un’ecologia del desiderio invece di un’ecologia soltanto del dovere e della rinuncia.
Non si tratta di immaginare una soluzione definitiva né di attendere una salvezza tecnologica, ma di inventare/trovare nuovi spazi di umanità – luoghi per ridare vita a ciò che sembra scomparso nella mentalità diffusa: l'intimità, la ponderatezza, le pause. Questi piccoli luoghi permettono incontri faccia a faccia che favoriscono nuove idee e fanno nascere piccole utopie, prospettive di senso che si evolvono continuamente e non definiscono compiutamente il punto di arrivo, la meta. Sono piccole utopie itineranti, capaci di farci sostare e chiederci come sta andando il viaggio, cosa sta accadendo mentre siamo in cammino.
Insieme a Cosimo Schinaia* proveremo a interrogarci sulla nostra la capacità collettiva di invertire l'attuale ordine delle priorità: su come spostare l’attenzione da ciò che non si deve fare a ciò che va fatto, iniziare a costruire e a raccontare luoghi in cui la qualità della vita migliora, l’inquinamento è ridotto da tecnologie confortevoli, il lavoro distribuito in modo più equo, le tensioni sociali si allentano. E cercheremo di capire se, tra negazionismo e catastrofismo, sia possibile mantenere aperto il futuro: trasformando paura e impotenza in responsabilità, immaginazione e capacità di costruire insieme altri modi di abitare il mondo.
* Cosimo Schinaia è psichiatra e psicoanalista, è membro ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA). È stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Genova Centro. Autore di numerosi saggi e articoli scientifici, da anni approfondisce il rapporto tra psiche e ambiente e i processi inconsci legati alla crisi ecologica. Tra le sue pubblicazioni: L’inconscio e l’ambiente. Psicoanalisi ed ecologia (Alpes, 2020), Contro il catastrofismo. La psicoanalisi in dialogo (Jaca Book, 2025) e, con Alfredo Lombardozzi, ha curato L’inconscio climatico. Figure della negazione (Jaca Book, 2026).
Immagine di copertina: Ana Mendieta, Alma, Silueta en Fuego (Anima, silhouette in fiamme), 1975
I posti a tavola sono 11 (se ci si stringe anche 12), alcuni sono riservati per chi ne fa richiesta via Facebook. Se poi le richieste superano i posti a tavola, l’accoglienza è subordinata ai seguenti criteri di partecipazione:
1. Precedenza a nuovi partecipanti
2. Mescolanza di diverse età
3. Rotazione dei “vecchi” e affezionati partecipanti
4. Equilibrio nella partecipazione di genere
5. E, a parità di condizioni, precedenza nella richiesta di essere alla tavola di C O N D I R S I
Per la richiesta effettiva di partecipazione scrivere a: [email protected] o su Messenger di Facebook. L'accoglienza della richiesta verrà confermata circa 7 giorni prima dell’evento.
PS: Per saperne di più sulla partecipazione a C O N D I R S I andare sul sito www.condirsi.it. Si informano gli/le ospiti che l’evento verrà videoregistrato. La videoregistrazione fornirà il materiale, dopo opportuno montaggio, per una sintesi in più video della cena, finalizzata a una più ampia diffusione a scopo di divulgazione culturale sul sito di C O N D I R S I, sull’omonimo canale YouTube, sulla relativa pagina di Facebook, Instagram e Twitter e così anche la sua trascrizione per un'eventuale pubblicazione su materiale cartaceo. La finalità di divulgazione non è a scopo di monetizzazione o commerciale.
Pertanto la partecipazione a tavola è da intendersi anche quale consenso a tale condizione.
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