Chitarra classica/ classical guitar
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R E S P I R O / B R E A T H
A N D R E A F E R R A R I O
c h i t a r ra c l a s s i c a / c l a s s i c a l g u i t ar
Francis Poulenc, Mario Castelnuovo-Tedesco e Hans Werner Henze. Tre protagonisti della vita musicale del loro tempo, compositori ampiamente apprezzati e oggetto di costante studio e approfondimento, vengono in questo programma uniti da un minimo comune denominatore: la loro musica per chitarra.
Francis Poulenc scrive la sua intensa Sarabande nel 1960, durante un soggiorno a New York, su invito della casa editrice Ricordi, che intendeva pubblicare un’antologia per chitarra con brani di autori contemporanei.
Si tratta di una composizione brevissima, di poche battute, che entra rapidamente nel repertorio colto per questo strumento grazie alla sua capacità di evocare, attraverso un linguaggio essenziale, le atmosfere mistiche tanto care al Poulenc di quel periodo.
Mario Castelnuovo-Tedesco, a differenza di Poulenc, dedica numerosissime opere alla chitarra, inizialmente grazie alle commissioni del suo amico Andrés Segovia, per il quale scrive brani solistici, cameristici e concerti con orchestra.
In questo caso specifico, autore e interprete sembrano scolpire un’epoca: la cantabilità innata e le atmosfere arcaiche, peculiari della musica del compositore toscano, incontrano il lirismo e il virtuosismo del grande chitarrista andaluso, dando vita a opere di enorme successo, tuttora eseguite e apprezzate in tutto il mondo.
Nel 1961, a Los Angeles (dove si era rifugiato da diversi anni con la famiglia per sfuggire alle leggi razziali) Castelnuovo-Tedesco firma i 24 Caprichos de Goya, op. 195. Si tratta di ventiquattro brani ispirati ad altrettante incisioni del pittore illuminista aragonese,
tradotte in eventi musicali di grande fascino: una raccolta estremamente intima e autobiografica, dedicata al figlio Lorenzo, allora pittore dilettante.
Nel 1976 Hans Werner Henze consegna alle stampe la prima delle due Sonate Royal Winter Music, segnando uno spartiacque nella storia della chitarra del Novecento.
Commissionata dal grande chitarrista inglese Julian Bream, che chiede all’amico compositore tedesco << l’equivalente per chitarra dell’Hammerklavier di Beethoven>>, l’opera è articolata in sei movimenti, ispirati ad altrettanti personaggi della letteratura shakespeariana.
Si apre con Gloucester, il cui monologo si trasforma in un brano di forte tensione espressiva, nel quale Henze rielabora lo strumento secondo una concezione estremamente orchestrale; attraversa poi diversi personaggi per congedarsi con Oberon, intensa pastorale dalle atmosfere silvane.
P R O G R A M M A / P R O G R A M M E
Francis Poulenc
Sarabande
Mario Castelnuovo-Tedesco
da Caprichos de Goya, op. 195
I. Francisco Goya y Lucientes, pintor
XII. No hubo remedio (Passacaglia sul tema del Dies Irae)
XXIV. Sue.o de la mentira y inconstancia
Hans Werner Henze
Royal Winter Music – First Sonata on Shakespearean Characters *
I. Gloucester
II. Romeo & Juliet
III. Ariel
IV. Ophelia
V. Touchstone, Audrey and William
VI. Oberon
* Omaggio a Hans Werner Henze nel centenario della nascita
* Tribute to Hans Werner Henze on the centenary of his birth
C O S T E L L A Z I O N I .
L A T E R Z A S T A G I O N E
La terza stagione di
Suoni Trasfigurati, dal
titolo Costellazioni,
prosegue e rinnova l’indagine
sul rapporto tra musica e
spazi museali, che costituisce
l’orizzonte permanente
della rassegna sin dalla sua
fondazione. La stagione si
articola attorno a un pensiero
che si costruisce per immagini
e accostamenti e che trova
nel concetto di costellazione
elaborato da Walter Benjamin
un orientamento teorico
e poetico di riferimento.
Nel pensiero di Benjamin,
infatti, il significato non
17
«[…] Due cose riempiono l’animo di
ammirazione e venerazione sempre
nuova e crescente, quanto più spesso
e più a lungo la riflessione vi si applica:
il cielo stellato sopra di me e la legge
morale dentro di me»1
Immanuel Kant
«[…] Le idee sono per le cose ciò che le
costellazioni sono per le stelle»2
Walter Benjamin
2
emerge secondo una logica
deduttiva o sequenziale, ma
attraverso costellazioni di
elementi eterogenei che, posti
in relazione tra loro, fanno
affiorare un senso nuovo
e inatteso. Come nel cielo
notturno – dove stelle lontane
vengono messe in relazione
dallo sguardo umano, dando
origine a figure intellegibili –
così anche nell’arte e nel
pensiero il significato nasce
dalla relazione tra elementi
distanti. Costellazioni dispone
suoni e luoghi dello spirito in
assetti inediti, dando forma
a una trama aurale della
storia, composta da relazioni
inattese in grado di restituire
complessità alla realtà
contemporanea, secondo
una logica affine al montaggio
cinematografico e al collage
cubista. Nella Teoria estetica3,
Theodor W. Adorno riprende
questa intuizione, indicando
nella tensione tra i frammenti
una delle condizioni attraverso
cui l’opera può avvicinarsi
alla verità. In questo senso,
ogni evento sonoro può
essere inteso come un punto
in cui passato e presente si
illuminano reciprocamente. Il
tempo si addensa e si contrae:
ciò che era rimasto in ombra
torna visibile, mentre il presente
si rivela abitato dai fantasmi
del passato. Costellazioni
si configura così come una
mappa di suoni pensanti, un
atlante acustico che mette in
relazione città, architetture,
memorie e idee. Ciascun
evento è concepito in forma
site-specific, costruito in
dialogo con le caratteristiche
acustiche, storiche e
simboliche dei singoli spazi
museali. L’elettronica e la
sperimentazione sonora,
declinate secondo modalità
differenti in base ai contesti,
costituiscono il linguaggio
privilegiato attraverso
cui queste configurazioni
prendono forma. L’esperienza
proposta assume, dunque,
una valenza conoscitiva,
quasi epistemologica, e
apre modalità di accesso
al mondo che si articolano
come forme sensibili del
pensiero. In un presente
segnato dalla moltiplicazione
dei linguaggi e dalla fragilità
delle cornici interpretative
condivise, questo approccio
acquista una particolare
rilevanza. Ogni performance
si presenta come un gesto
critico, capace di riorientare
lo sguardo e di sospendere
l’evidenza dell’ascolto abituale
– quell’ascolto scontato e
prevedibile che riduce la
musica e l’arte a esperienze
già note – mettendo in
discussione ciò che crediamo
di conoscere e aprendo spazi
inesplorati, inattesi, in cui
tornare ad ascoltare davvero,
con curiosità, lasciando
emergere liberamente ciò
che l’abitudine e gli schemi
percettivi consolidati avevano
silenziosamente oscurato. È in
questa sospensione dell’ovvio
che prende forma l’approccio
costellativo e multidisciplinare
che attraversa l’intera
stagione. La costellazione, in
definitiva, suggerisce un senso
senza imporlo, aprendosi a
interpretazioni differenti, e si
lascia attraversare da ciascuno
secondo il proprio sguardo, il
proprio ascolto, il proprio passo.
Come sotto un cielo stellato,
non si tratta di spiegare le stelle,
ma di tracciare linee che, per
un istante, rendano visibile un
disegno, un’immagine, un’idea.
Event venue & nearby stays
GAM - Galleria d'Arte Moderna, 16 Via Palestro, Milano, Italy