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IL BALLO SUL TAMBURO DELL’ENTROTERRA VESUVIANO(Terzigno, S. Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Boscoreale, Poggiomarino)
Laboratorio didattico del prof. Pino Gala, antropologo della danza
Sabato 13 dicembre 2025 – h. 15.30 – 19.30 (iscrizioni h. 15,00)
ROMA, Centro "Insieme per fare" - Via Pelagosa, 3 – 00141
zona Montesacro [Metro B1 – Stazione Conca d'Oro]
PROGRAMMA
h. 15,00: iscrizioni e presentazione del seminario
h.15,30: Breve inquadramento strutturale e stilistico e Lezione tecnica
h. 17,30: Conferenza del prof. Gala su «Che fine ha fatto la famosissima tarantella napoletana? Diversi balli sul tamburo nell’arco territoriale attorno Napoli» (con visione guidata di video inediti di ricerca).
h. 18,00: Lezione tecnica di ballo
h. 19,10 - 19,30: Ripetizione finale.
h. 20,00: Possibile pizza collettiva in un locale della zona.
* * *
Nella foresta di tammurriate reinventate e global-consumistiche, un ballo di elegante vitalità. Ricordi e narrazioni.
“O ballë ‘ncopp’o tammurrë” (detta più di recente “Tammurriata”) è una danza che fa parte dell’ampia famiglia della tarantella meridionale. Dal nome si deduce l’importanza del ritmo del grande tamburo a cornice che fa da motore ritmico insieme alle castagnette dell’intero ballo. Al canto è invece affidata la melodia, col supporto talvolta di antichi strumenti come il doppio flauto o il flauto a becco (sisco). Altri idiofoni si aggiungono come “o triccheballacchë”, “o scetavajassë” “o putipù”; nel ** secolo fungono da strumenti melodici anche l’armonica e la fisarmonica.
Ho iniziato a documentare il “ballo sul tamburo” nel 1981 recandomi in aprile alla Madonna dei Bagni di Scafati. Lì ho conosciuto un gruppo abbastanza compatto di ballatrici e ballatori della Zabatta, quartiere periferico di Terzigno. Fui subito adottato soprattutto da Rosa Cutolo, detta “a Russetta”, e da suo marito Angioletto Batti. Mi fecero subito provare a ballare la loro danza per imitazione visiva. Negli anni successivi andai spesso a casa loro, dove fui ospitato più volte con cortesia e familiarità, e mi fecero conoscere molti altri cantatori e ballatori della zona. Ricordo la grande stima che riscontrava zi’ Felice, ma l’uso del tamburo e del canto per accompagnare il ballo era molto diffuso, tanti erano in grado di suonare e cantare. Gli appassionati della Zabatta di tammurriata si recavano in tutte le feste religiose della zona, li ho incontrati anche in santuari più distanti (Montevergine, Incoronata di Foggia, S. Gerardo di Materdomini, Guardia Sanframondi): dopo le funzioni religiose o la visita sacra al santuario, si passava al pranzo a sacco collettivo e poi alle immancabili ore di ballo. Tanti episodi sono rimasti impressi nella mia memoria di ricercatore, quasi come aneddoti esemplari, taluni di essi anche filmati. Giravo all’inizio in pellicola (super 8 mm sonoro), poi con telecamera digitale. Si compiacevano dell’attenzione di un giovane professore ricercatore venuto da lontano.
Il loro stile di ballo apparteneva all’uso coreutico dei paesi di Terzigno, Ottaviano, S. Giuseppe Ves., Boscoreale e Campomarino. Negli anni ’80 erano rimasti in zona pochi praticanti, la maggior parte degli abitanti nelle feste praticava i balli moderni. C’è stata proprio una cesura di pratica locale durata una ventina d’anni. Ma una buona documentazione etnografica ha potuto cogliere molte occasioni di ballo vivo, nel quale splendevano alcune donne con una loro maestosità sacrale, quasi da sacerdotesse, e alcuni bravi ed esemplari ballatori che coniugavano all’energia virile una compostezza rituale. Soprattutto i terzignesi quando a Materdomini o alla Madonna di Castello si esibivano esigevano uno spazio esclusivo per la coppia che doveva danzare nel circolo di suonatori e spettatori. Tra suonatori e danzatori la relazione era dialogica, le “vutate” venivano introdotte talvolta dal tamburo e talvolta dagli stessi danzatori.
Finché è stata praticata da buoni ballatori locali la “tammurriata” dell’entroterra vesuviano era fra le varie “tammurriate” la più ordinata e grammaticalmente precisa.
Da alcuni anni alcuni seguaci di Angioletto D’Avino, che io ho visto sin dagli anni ’80 come unico ragazzo terzignese affezionarsi al ballo antico e seguire gli anziani, hanno ripreso l’uso quasi completo del ballo. Oggi a capitanare questo prezioso recupero è Alfonso Di Somma e i suoi amici, mentre lo stile femminile non è stato ancora reinnestato nella sua completezza.
Il seminario del ricercatore Gala riproporrà - anche se ad appassionati esterni e non locali - le forme originali di uno stile difficile ma esteticamente appagante, sontuoso e ieratico.
[testo di Pino Gala]
DOCENTI
Pino Gala, ricercatore e antropologo della danza
Tiziana Miniati: ricercatrice
Curricula:
http://www.taranta.it/taranta/curricula/149-giuseppe-pino-michele-gala.html
http://www.taranta.it/taranta/curricula/160-tiziana-miniati.html
INFORMAZIONI & PRENOTAZIONI
- Per partecipare al laboratorio bisogna prenotarsi scrivendo un messaggio o una mail ai sottostanti recapiti:
Tel.: 347-5000000 (Pino), 347-4061358 (Monica)
Mail: [email protected]
PROSSIMI APPUNTAMENTI di
"PULSANDA TELLUS" - Viaggio nel ricco mondo della danza tradizionale italiana (progetto del prof. Pino Gala 2025-2026)
- 31 gennaio 2026: Le tarantelle in Cilento (Campania)
- 7 marzo 2026: Tarantelle semplici e figurate del Reventino (Calabria)
- 18 aprile 2026: Saltarella, cotta e balli ottocenteschi dell’Ortonese in Abruzzo*
- 16-17 maggio 2026: Balli della Maremma (LAB intensivo: sabato pomeriggio e domenica mattina)
Docenti: Pino Gala (antropologo della danza), Tiziana Miniati (ricercatrice).
Organizzazione: Scorribande Popolari di Roma, Ass. Cult. aps “Taranta”
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Event Venue & Nearby Stays
Roma, Centro "Insieme per fare", via Pelagosa, 3 - zona Montesacro - Metro Conca d'oro, Via Pelagosa, 3, 00141 Roma RM, Italia, Rome, Italy
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