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La curatrice e saggista Chiara Alessi rilegge la storia del design affrontando alcune questioni: il design contribuisce al sistema patriarcale di oppressione? Gli oggetti sono sessisti o neutrali? Esiste un modo per esercitare questa professione che affronti questi problemi?
La storia del design è stata costruita quasi esclusivamente attorno a figure maschili e a un’idea di “uomo medio” che ha influenzato sia chi progetta sia gli oggetti stessi, pensati per un corpo maschile, abile e astratto dal contesto. Anche quando le donne compaiono nel racconto del design, lo fanno come eccezioni, adattandosi a standard maschili o venendo raccontate in modo passivo e oppressivo.
Adottare una prospettiva femminista sul design permette di interrogarsi sulle conseguenze di questa impostazione, soprattutto per gli oggetti che riguardano direttamente i corpi delle donne. Non solo per denunciare un’esclusione, ma per immaginare una liberazione che passi attraverso la progettazione: strumenti pensati dalle donne per la salute riproduttiva, il piacere e la sicurezza, basati su una conoscenza riappropriata del proprio corpo.
In questo nuovo lavoro Chiara Alessi mostra come tali pratiche siano esistite ed esistano tuttora, analizzando progetti legati alla sfera intima — dal lettino ginecologico allo speculum, dall’autodiagnosi ai dispositivi di autodifesa e piacere — per mettere in discussione alcuni pilastri della storia del design: l’universalità dell’uomo medio, la linearità del progresso, la centralità dell’autore e la presunta neutralità degli oggetti.
A confrontarsi con Chiara Alessi la sociologa Francesca Coin.
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NOI libreria - Spazio culturale di vicinato, 18 Via delle Leghe, Milano, Italy
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