About this Event
C'è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce. (Leonard Cohen)
Hai rotto qualcosa di prezioso che non riusciresti a buttare?
Una tazza scheggiata, un piatto spezzato, un oggetto a cui tieni e che porta con sé una storia. Non tutto è perso! vale la pena fermarsi prima di considerare di buttarlo via; spesso il "difetto" ci rende più unici e interessanti.
L'arte di riparare con luce
Il kintsugi — letteralmente "riparare con l'oro" — è una pratica giapponese che affonda le radici nel XV secolo. La leggenda vuole che tutto sia nato quando lo shogun Ashikaga Yoshimasa inviò in Cina una preziosa tazza da tè rotta, sperando di farla riparare. La tazza tornò tenuta insieme da brutte graffe metalliche. Insoddisfatto, lo shogun chiese agli artigiani giapponesi di trovare un modo più degno di ricomporre i frammenti. La risposta fu il kintsugi: unire i pezzi con lacca urushi, una resina naturale estratta dall'albero della lacca, e rivestire le giunture con polvere d'oro puro.
Quello che era nato come soluzione divenne una filosofia. In Giappone, un oggetto riparato con il kintsugi non valeva meno di uno intatto — spesso valeva di più. Le crepe raccontavano una storia: dove l'oggetto era stato, chi lo aveva tenuto tra le mani, come aveva attraversato il tempo. La rottura non era una fine, ma un capitolo.
Questa pratica è profondamente legata al concetto giapponese di wabi-sabi — la ricerca della bellezza nell'impermanenza, nell'imperfezione, nell'incompletezza. Il difetto non viene corretto né nascosto: viene celebrato, reso visibile, trasformato nel punto di maggiore attenzione. Le linee dorate che percorrono la ceramica diventano una mappa della sua vita.
Dal Giappone al mondo
Nei secoli, il kintsugi è rimasto una pratica artigianale radicata nella cultura della ceramica giapponese, legata in particolare alla cerimonia del tè — un contesto dove l'autenticità e la presenza delle cose contano più della loro perfezione estetica. I grandi maestri ceramisti conservavano i loro pezzi riparati con lo stesso rispetto riservato ai nuovi.
Negli ultimi decenni il kintsugi ha attraversato i confini del Giappone e si è diffuso in tutto il mondo, trovando terreno fertile in un momento storico in cui la cultura del consumo e del "buttare e sostituire" comincia a mostrare i suoi limiti. Oggi la pratica è molto presente nel mondo della ceramica contemporanea — artisti e artigiani di tutto il mondo la reinterpretano, la insegnano, la portano nei laboratori. Non come imitazione, ma come linguaggio condiviso: quello di chi crede che riparare abbia più significato che sostituire.
Il kintsugi è diventato anche una metafora potente — usata in psicologia, nel design, nell'architettura — per parlare di resilienza, di come le esperienze difficili non ci diminuiscono, ma ci ridefiniscono.
Nel workshop
In questo laboratorio imparerai la tecnica base del kintsugi: come preparare i frammenti, come applicare la lacca e come stendere la polvere metallica lungo le crepe, trasformandole nel dettaglio più prezioso dell'oggetto.
Non è richiesta nessuna esperienza — solo la curiosità di provare. Il workshop è adatto a tutti, anche a chi non ha mai lavorato con le mani in modo creativo.
Puoi portare un tuo pezzo rotto — una ceramica, un piatto, una tazza, qualcosa a cui tieni — oppure te ne forniamo uno noi. Sceglierai con quale finitura lavorare:
— Oro — caldo, prezioso, il più classico — Argento — freddo ed elegante — Rame — terroso, antico, con grande carattere — Smeraldo — insolito e contemporaneo
Ogni finitura dà all'oggetto un'identità diversa. La tua crepa, il tuo colore, il tuo pezzo — unico e irripetibile.
Informazioni pratiche
— Durata: 2 ore
— Tutti i materiali sono inclusi
— Bevande offerte durante il laboratorio
— Nessuna esperienza necessaria
— Puoi portare il tuo oggetto rotto oppure te ne forniamo uno noi
Event Venue & Nearby Stays
Via Francesco Novati, 2, 2 Via Francesco Novati, Milano, Italy
EUR 43.89











