About this Event
Galleria Matria ospita un progetto fotografico in cui immagini stratificate trasformano il tempo e lo spazio in un percorso mentale unico. Ogni opera è un universo possibile, una traccia delle alternative coesistenti che costruiscono il visibile.
La mostra Sincronie dei possibili, selezione del progetto Sovrimpressioni di Andrea Boyer, prende avvio da una suggestione tanto scientifica quanto filosofica: l’idea che la realtà non sia un dato univoco, ma il risultato di una selezione tra possibilità coesistenti. Non più prova, ma campo di interferenza.
Il riferimento al modello dell’integrale sui cammini di Richard Feynman non è illustrativo, ma strutturale: ogni immagine si comporta come una somma di traiettorie possibili, una sintesi instabile di stati che non si escludono, ma persistono simultaneamente. La sovrimpressione, in questo senso, non è tecnica, ma condizione ontologica.
L’opera si configura come palinsesto, un’immagine che non cancella, ma accumula. Ogni livello resta attivo, ogni traccia continua ad agire. Il visibile diventa così una soglia, non una superficie.
Il percorso espositivo si articola in una progressione spazio-temporale. Dalle forme del paesaggio naturale, e dal modo in cui le percepiamo, si passa alla loro trasposizione architettonica, dove le linee dell’orizzonte — naturali o costruite — diventano strumenti attraverso cui organizziamo la visione. L’architettura si rivela così nella sua struttura essenziale, tra interno ed esterno.
A questa dimensione si affiancano oggetti quotidiani e spazi intimi, in cui la realtà appare familiare e instabile. Anche qui, ciò che sembra definito è in realtà il risultato di una stratificazione di possibilità.
In questo slittamento, la fotografia perde definitivamente la sua pretesa originale di verità. Ciò che emerge non è una visione del mondo, ma una configurazione tra le molte possibili.
Questa tensione si articola in una disgregazione del soggetto, mentre la stratificazione del tempo trasforma la sovrapposizione in esperienza spaziale, rendendo fisica l’instabilità del reale.
Sul piano percettivo, il lavoro si innesta in una linea che riconosce la visione come costruzione. Come suggerisce Anil Seth, ciò che chiamiamo realtà è una forma di sintesi, una riduzione operativa dell’eccesso di possibilità. Le opere di Boyer operano in controtendenza, riaprono quella complessità, sospendono la sintesi, rendono visibile ciò che viene escluso.
In un mondo saturo di milioni di immagini generate, Sincronie dei possibili introduce una frizione tra lo spazio del gesto e quello della visione, l’esperienza che sospende la sintesi del reale.
Guardare, allora, significa scegliere. È esporsi all’instabilità.
Perché, se la realtà è una costruzione, allora ogni immagine è, inevitabilmente, una presa di posizione.
La nostra realtà è la somma di tutte le realtà possibili.
Mostra a cura di Liana Solis
Event Venue & Nearby Stays
Galleria Matria, Galleria Matria - Via Melzo 34, Milano, Italy
EUR 0.00











