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Fermare gli imperi e i loro re. Guerra, repressione, oppressione del transgenere, neofascismo, crisi climatica. La risposta ecosocialista e transfemminista----------------------
Viviamo in una crisi internazionale che rischia di travolgere l’intero pianeta. Gli imperialismi, dal momento che assieme a quello preponderante americano, basato su una supremazia militare e da una politica interna neofascista altri, non meno pericolosi, se ne affiancano, si dimostrano ancora una volta essere i figli marci del capitalismo, la “fase suprema” di un modo di produzione basate sul profitto e sullo sfruttamento che sta distruggendo ambiente, risorse, popolazioni, fino a mettere a repentaglio la stessa vita sul pianeta. La necessità di garantire l’accumulazione continua del capitale a fronte di una crisi strutturale conduce i governi dei paesi imperialisti ad accaparrarsi mercati, materie prime e mano d’opera a basso costo, in una logica coloniale sempre più sfacciata e oramai priva persino degli orpelli ideologici utilizzati fino a poco tempo fa a giustificazione dei propri misfatti, come ad esempio l’oscena pantomima della “esportazione della democrazia”. Nel contempo le politiche di forsennato riarmo e le politiche liberiste causano la sostituzione del welfare con il warfare e la drastica riduzione delle condizioni materiali di vita di larghe masse, non soltanto nei paesi dipendenti, ma nel cuore stesso dei paesi imperialisti come il nostro. Il riarmo avviene, come sempre, a scapito delle spese sociali, dei servizi, della sanità, dell’istruzione, dell’assistenza.
In questi mesi ci siamo mobilitati contro il genocidio del popolo palestinese ad opera dei criminali sionisti di Netaniahu coperti e sostenuti – in un modo o nell’altro – da tutti gli imperialismi, denunciando come l’imperialismo avrebbe trasformato il mondo in una Gaza globale, dove la protervia assassina dell’imperialismo si sarebbe mostrata senza infingimenti. Ci siamo mobilitati contro l’aggressione criminale di Trump al Venezuela, sfacciatamente orientata al furto del petrolio e delle risorse naturali del paese. Ci mobiliteremo sia a fianco dei proletari iraniani in rivolta contro il potere teocratico sia contro le ingerenze dell’imperialismo americano e sionista. Ci mobilitiamo contro i piani di riarmo europeo, contro la repressione che sta colpendo in ogni paese, ma specie in Italia che si è mobilitato e chi sta resistendo. Ci mobilitiamo contro il fascismo e l’autoritarismo dilagante in Europa e negli Stati Uniti. E su questa mobilitazione globale vogliamo contribuire a creare un ampio, inclusivo ed intersezionale movimento.
Ma per fare questo c’è bisogno di chiarezza, di consapevolezza e di comprensione della situazione e della natura della crisi. Ci deve essere alla base non soltanto un “sentire comune”, ma anche una analisi, una interpretazione ecosocialista della crisi che offra strumenti, una nuova cassetta degli attrezzi per tutti e tutte coloro che vogliono assumersi il compito difficile, ma entusiasmante oltre che più che mai necessario di resistere e cambiare il mondo. Una analisi che metta insieme l’”imperialismo fossile”, la crisi climatica, la guerra, l’oppressione di genere e di classe. Sappiamo che esistono due rischi del tutto opposti fra coloro che vogliono opporsi: da una parte l’introiezione di una logica campista che spinge a schierarsi con uno degli imperialismi in gioco contro l’altro, finendo così per sacrificare una visione internazionalista dei compiti del vero antimperiaismo; dall’altra quella del minimalismo riformista che in una astratta difesa della democrazia liberale conduce nei fatti a sostenere la propria borghesia “progressista”. Due rischi speculari che vogliamo contrastare e rispetto ai quali indichiamo chiaramente una alternativa di classe, anticapitalista e rivoluzionaria a fianco di tutti gli oppressi.
Su questo stiamo facendo riflessione ed elaborazione che teniamo insieme alla capacità di mobilitarsi. Vorremmo fare questi ragionamenti insieme a quanti e quante hanno attraversato e vogliono continuare ad attraversare insieme a noi questa fase di lotta e quelle che seguiranno.
Per discutere insieme di questo e raccogliere i contributi di tutti/e ci vediamo martedì 27 alle ore 18:30 al Circolo di san Lorenzo in Via dei Latini 73-75.
Sono invitati tutti/e coloro che hanno voglia di lottare e di organizzarsi
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Event Venue & Nearby Stays
Via dei Latini 73-75, 00185 Rome, Italy, Via dei Latini, 73, 00185 Roma RM, Italia, Rome, Italy
Concerts, fests, parties, meetups - all the happenings, one place.

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