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Prima lezione della stagione primaverile 2026 delle Brevissime, intitolata:
ROTTURA: Momenti, figure e materiali che hanno deviato il corso della storia.
Si parte con Michele Dantini, professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università per Stranieri di Perugia e Visiting Professor presso IMT Scuola di Alti Studi di Lucca, e la sua lezione intitolata
NON ROTTURA. CONTROSTORIA DELL'ARTE ITALIANA DEL SECONDO NOVECENTO.
La storia italiana del Novecento, sia che la consideriamo sotto aspetti politici sia militari, è intessuta di cesure e persino catastrofi. Sono soprattutto le due metà del secolo a presentare modelli di Stato, “ideologie” dominanti e alleanze internazionali completamente mutate.
Anche se restringiamo il nostro punto di vista al periodo repubblicano, tuttavia, scorgiamo innumerevoli “rotture” di equilibri istituzionali e sociali, interni e internazionali. La crisi del comunismo, avviata nel 1956 con il “rapporto segreto” di Chruščëv e l’invasione sovietica dell’Ungheria, ha profonde ripercussioni in Italia, dove il PCI, il più grande partito comunista al di fuori dell’URSS, tarda a distaccarsi del filosovietismo costitutivo. E poi: il terrorismo, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, la crisi della Prima Repubblica. Pressoché ad ogni decennio cambiano, in Italia, “ideologie” e dizionari. Molti, tra intellettuali, politici, giornalisti, “stilizzano” via via retrospettivamente la propria biografia politica, per aggiornarla a ciò che sembra di volta in volta accettabile.
Tutto ciò rende difficile e affascinante l’indagine sulla storia dell’arte italiana postbellica: perché, se le opere rispondono a una memoria che ha tempi lunghi, la critica d’arte invece, sia accademica sia “militante” o “curatoriale”, usa parole spesso dettate dalla congiuntura presente per convinzione, obbligo, conformismo etc.
Possiamo porci la domanda: che rapporto esiste, se ne esiste uno, tra discontinuità politico-istituzionali e continuità artistiche e culturali, che pure intravediamo nelle opere? La storia “evenemenziale” modella la storia dell’arte, le eredità culturali, i processi di trasmissione da artista a artista; oppure esiste uno “scarto”, magari particolarmente avvertibile proprio nel modernismo italiano, tra storia di eserciti, partiti e governi e ciò che Warburg, con riferimento alle immagini, chiamava Mnemosyne? L’arte italiana postbellica, ad esempio i Tagli di Fontana o i Sacchi di Burri, non sono opere “astratte”, come spesso ci affrettiamo a rubricarle, e come sono rubricate dalle case d’aste; ma documenti storici, situati e a loro modo “identitari”, di una persistenza e sopravvivenza che ancora oggi stentiamo a riconoscere e narrare.
I biglietti delle lezioni sono acquistabili SOLO online.
Event Venue & Nearby Stays
Museo Stefano Bardini, piazza de' Mozzi 1, Firenze, Italy
EUR 5.00 to EUR 100.00







